COMUNICATO STAMPA


19 Mar
19Mar

Lo avevo detto….

Quando a febbraio ho predisposto un’interrogazione urgente in Consiglio Comunale sulle misure emergenziali relative all’epidemia di Covid 19, sono stato accusato di allarmismo e di proporre misure esagerate, perché il sistema sanitario regionale era in grado di far fronte senza difficoltà a qualunque situazione di emergenza….in realtà tutte le misure che ho proposto si sono dovute “ob torto collo”  adottare, purtroppo con molto ritardo. Non essere tempestivi in una situazione di emergenza, significa avere ricadute gravi (più contagi, più ammalati, più morti, ritardo nel controllo dell’epidemia e quindi ritardo nella ripresa economica e produttiva).

Anche quando in collaborazione con la comunità cubana e pertanto col Consolato Generale e con l’Ambasciata Cubana ho proposto alle autorità locali un progetto che prevedeva a Modena l’arrivo di personale sanitario specializzato (anestesisti, virologi e tecnici) per dare un supporto al personale dei nostri nosocomi che è costretto a turni massacranti, la proposta è caduta nel vuoto (si tenga presente che la comunità cubana, generosamente, si era offerta di farsi carico del vitto e dell’alloggio dei sanitari!). Pertanto ho girato il progetto alla Lombardia e l’assessore Gallera è stato felice di accettare la collaborazione.

Credo che, vista la situazione, sia giunto il momento per le nostre autorità di cessare un atteggiamento di spocchiosità e di autosufficienza e fare un bel bagno di umiltà. I dati che emergono sono impietosi, soprattutto se li confrontiamo con la strategia perseguita dal Veneto.

Emilia Romagna e Veneto sono partiti alla pari (per la Lombardia il caso è diverso perché l’epidemia era già diffusa capillarmente). All’inizio, anzi, in Veneto c’erano più contagi e decessi, ma le misure adottate hanno incistato i principali focolai. Ieri l’Emilia Romagna contava 458 decessi, mentre il Veneto 94. La differenza è data dall’efficacia delle misure adottate

Invece di minimizzare, come si è fatto per settimane, dire che l’allarmismo è ingiustificato, minacciare persone di denuncia per procurato allarme è venuto il momento di cambiare strategia anche qua, perché non vorrei passare per una moderna Cassandra.

In Veneto si è deciso di fare quanti più tamponi possibili (oggi ne fanno più di 11.000 al giorno) in modo da identificare e isolare i diffusori di virus e contenere l’infezione.

La Cina ha fatto lo stesso: isolamento rigido e tanti tamponi. Oggi non è stato registrato nessun nuovo caso autoctono che nasce dall’epidemia originale, perché i nuovi casi sono solo quelli di “importazione”. Vuol dire che la Cina ha sconfitto il virus, mentre noi l’abbiamo praticamente raggiunta in quanto a decessi.

Anche in Corea del Sud si è passati da una mortalità del 3-4% allo 0,7 dal 6 al 9 marzo. Questo facendo 200.000 test con l’obiettivo di isolare i portatori sani che diffondevano l’epidemia. Lo sforzo è stato titanico ma risolutivo.

Dobbiamo imparare dalle esperienze precedenti. Secondo la mia idea i tamponi andrebbero  indirizzati prioritariamente ad alcune categorie a partire dai sanitari. Ricordo che in Consiglio Comunale avevo proposto, inascoltato, di fare controlli più serrati ai sanitari, magari con tamponi periodici agli operatori come gli anestesisti che sono più a contatto coi malati di Covid 19 e che sono indispensabili per il buon funzionamento dei reparti di terapia intensiva.  La Direzione Regionale dei servizi sanitari ha, invece, deciso il 07/03/20 di ridurre la quarantena per gli operatori sanitari venuti in contatto con il Coronavirus  e non ha sempre fornito, come denunciato dalle organizzazioni sindacali, adeguati dispositivi di protezione. Gli altri soggetti da tamponare sono da individuare nei lavoratori delle aziende in cui esiste una maggiore promiscuità, i casi sintomatici anche in modo lieve e i cittadini venuti in contatto con pazienti rivelatesi positivi ai test. Ho fatto anche una proiezione dei costi, che sono tutto sommato ragionevoli, considerando quanto si può risparmiare riducendo sia il numero di pazienti da avviare alla terapia intensiva (tra pochi giorni le proiezioni indicano che si esauriranno i posti in intensiva a livello regionale) sia  i costi economici che tutta la società sostiene in questa fase di blocco delle attività. Invece, nella nostra regione e ancora più nella nostra città (potrei riportare diversi casi di cui ho conoscenza diretta) si è scelta la strada di limitare i tamponi solo ai malati gravi, senza comprendere che l’isolamento dei positivi è funzionale al contenimento dell’epidemia.

Voglio chiarire senza fraintendimenti, che il mio intervento non intende fare bassa speculazione politica, ma vuole soltanto fare capire che è urgente cambiare rotta e porre fine ad interventi contraddittori, intempestivi e pasticcioni. E’ il momento della competenza e non dell’ideologia, perché le decine di decessi che questa città ha registrato, indicano che stiamo vivendo uno dei momenti più bui della nostra storia ed è necessaria una risposta decisa e corale che i modenesi hanno dimostrato in più occasioni di essere in grado di dare.


Giovanni Bertoldi 

Consigliere Comunale LEGA Modena