23 Dec

“Una donna di 62 anni, regolarmente percettrice di reddito di cittadinanza dal Marzo 2019, dovrà passare un brutto Natale e questo a causa della sospensione del beneficio dall’Agosto scorso conseguente ad un evidente, quanto rimediabile, errore formale nella segnalazione, da parte del Comune all’Inps. Un errore dimostrabile ed una situazione risolvibile se non fosse per il muro di gomma sollevato dal Comune che ha rifiutato ogni incontro chiarificatore. Per questo una donna costretta a basarsi anche su quel reddito, ora è stata obbligata a rivolgersi ad un avvocato per fare valere un diritto che gli era stato riconosciuto ma che, per un errore formale che lei è in grado dimostrare, gli è stato tolto. Un errore che, dimostrato tale, stando alla legge non dovrebbe incidere sul diritto di ricevere l’assegno mensile”. A segnalare il caso e a portarlo in Consiglio Comunale con una interrogazione è il Consigliere Comunale Lega Barbara Moretti che spiega: “Nel 2017, la signora in questione rimane sola e dal suo appartamento appena fuori dal centro di Modena si trasferisce in centro a casa di una parente. Viste le mutate condizioni economiche ed essendo senza lavoro nel 2019 fa richiesta e ottiene il reddito di cittadinanza che viene modulato sul contesto in cui vive. Requisiti regolari. Lo scorso Agosto la doccia fredda. Reddito revocato dall’Inps , in base alla segnalazione del Comune di Modena all’Istituto di previdenza che notifica che la donna non è presente in città da almeno due anni. Questo semplicemente perché non la trovavano a casa nella sua vecchia abitazione. Ufficialmente è come se per due anni risultasse non presente in Italia. Presupposto per la perdita del beneficio. Il punto è che non era così. La signora modenese aveva continuato a vivere a Modena.  Tutto documentato. Unica sua colpa, ammessa, è di non avere informato formalmente il Comune del suo trasferimento. Nonostante la signora abbia ammesso l’errore formale e si sia da subito messa a disposizione per dimostrare l’errore suo e del Comune, non è stata ascoltata. In mano ha pile di documenti in grado dimostrare insieme a testimonianze di professionisti a cui si è rivolta dal 2017 al 2019, anni in cui è contestata l’assenza, o semplicemente di persone modenesi che la conoscono, di essere sempre rimasta in città. Ciò che risulta inaccettabile è l’indifferenza del Comune che non si è nemmeno degnato di ricevere fisicamente la signora, negando quel chiarimento sull’errore commesso dall’utente e dal Comune e che potrebbe essere chiarito in breve permettendo alla signora di trascorrere un Natale sereno. Senza dovere ricorrere ad avvocati e a spese giudiziarie. La legge, tra l’altro, prevede che in casi di errori formali e dimostrabili tali come questo, il contributo continui ad essere garantito. Non c’è motivo uno per giustificare questo muro di gomma da parte dell’amministrazione alla quale chiediamo semplicemente di ascoltare questa persona l’ammissione della sua dimenticanza e l’errore del Comune stesso. Per evitare che in una realtà come quella dei contributi pubblici, dove non mancano furbetti impuniti, a dovere pagare siano i cittadini onesti e con pieni diritti”