09 May

Chiede spiegazioni sulla vicenda della nuova pista ciclopedonale di Vaciglio il capogruppo di Lega Modena Alberto Bosi, nella speranza di capire perché si sia costruita un’opera così malfatta da suscitare le polemiche di utenti, esperti, e associazioni 

“Non è la prima volta che a Modena cittadini e associazioni contestano le piste ciclabili e ciclopedonali: pare che l’Amministrazione su questo fronte non riesca proprio a fare un buon lavoro. Come dimenticare, ad esempio, la vicenda dei paletti dissuasori prima installati e poi rimossi - naturalmente a spese dei modenesi - sulla ciclabile di via Indipendenza? O ancora le polemiche sui percorsi d’emergenza in via Morane, completamente bocciati da residenti ed esercenti della zona perché pericolosi? Ora a finire nell’occhio del ciclone è la nuovissima pista mista - sia per ciclisti che per pedoni - di Vaciglio, che ha già scaldato gli animi degli utenti e suscitato i pareri negativi di cittadini ed esperti del settore. Noi del gruppo Lega vorremmo capire perché si è deciso di progettare il percorso in quel modo, facendolo misto e destinandogli così poco spazio. Perché sentiamo spesso ripetere che bisogna puntare sulla mobilità sostenibile e favorire gli spostamenti in bici o a piedi - specialmente in un territorio inquinato come il nostro - e poi assistiamo alla realizzazione di progetti di scarsa qualità?”. Tutte domande legittime su cui il capogruppo consiliare di Lega Modena Alberto Bosi vorrebbe risposte da chi di dovere, da chi - cioè - ha ideato e approvato l’itinerario. 

“Gli stessi esponenti della Giunta si sono resi conto della necessità di porre rimedio ad un operato insoddisfacente” ha continuato la consigliere Barbara Moretti “e hanno annunciato che il percorso misto già realizzato sarà riservato soltanto ai pedoni, mentre prossimamente sarà costruita una nuova pista ciclabile per le sole biciclette che avrà un tragitto alternativo. Si tratta, di fatto, di mettere una pezza, come del resto il Comune ha già fatto altre volte in passato. Non riusciamo a spiegarci per quale motivo non ci si orienti fin dall’inizio su figure competenti e progetti pregevoli, anziché dover correre ai ripari una volta che il danno è fatto e le proteste hanno colto nel segno. Basterebbe valutare con più attenzione i professionisti coinvolti e le proposte avanzate; fare studi di fattibilità e sentire il parere degli esperti, e talvolta - perchè no - anche quello degli utenti; seguire con interesse l’iter di realizzazione e investire da subito i fondi necessari per avere opere e infrastrutture di qualità, evitando perdite di tempo ed esborsi successivi. Basterebbe, insomma, imparare dagli errori fatti in passato. E speriamo” ha concluso il capogruppo “di vedere presto ultimata la nuova pista ciclabile così come promessa: spaziosa e riservata ai soli ciclisti, nel mezzo di una zona 30 di un comparto votato alla modernità e alla sostenibilità”.