La critica situazione delle residenze per anziani modenesi


28 Apr
28Apr

Apprendiamo da fonti giornalistiche che sia a Modena città, che nella provincia nei CRA (Case Residenza per anziani non autosufficienti) si sono contati molti decessi e molti contagi per COVID 19 sia tra gli ospiti che tra gli operatori. L’ultima vittima è una giovane operatrice di villa Margherita: Anna Caracciolo di soli 36 anni.

Crediamo che sia venuto il momento di aprire il vaso di Pandora su come vengono gestite queste strutture, che sono state più volte oggetto di preoccupazione e anche di interrogazioni in Consiglio Comunale. Una volta le case di riposo erano in gestione diretta da parte del Comune. Ora, invece, sono appaltate a soggetti esterni (società o cooperative),  che spesso non offrono i livelli minimali di assistenza contenuti nei bandi e che spesso subappaltano a loro volta ad altre società o cooperative che si avvalgono di operatori precari con scarsa professionalità e che cambiano in continuazione (cosa che crea spesso disorientamento negli anziani).

Anche a livello normativo, i regolamenti regionali e comunali sono di dubbia interpretazione e consentono alle ditte appaltatrici di muoversi con eccessiva libertà.

Questi anziani, particolarmente fragili, dovrebbero ricevere un’assistenza proporzionata alle loro problematiche, ma il più delle volte si tratta di intendimenti solo formali definiti sulla base di un documento e di un punteggio (il PAI), che nella realtà non vengono rispettati. L’assistenza personale è definita da rigidi criteri temporali giornalieri che mal si addicono alla variabilità delle necessità di assistenza che può avere un individuo anziano che presenta spesso comorbilità.

In queste strutture riscontriamo poca uniformità per quanto riguarda le attività offerte, le condizioni igieniche, le condizioni alberghiere (comprese adeguati livelli di riscaldamento e raffrescamento) e il tipo di ristorazione (un tipo di servizio che a volte è interno e a volte è in appalto esterno), a fronte di costi non irrisori né per il Comune che per le famiglie. Inoltre, si riscontrano spesso opacità e le risposte che arrivano ai parenti sono spesso evasive e omertose.

Questo il contesto in cui da alcuni anni si trovano le nostre CRA.

Ovvio che la risposta che queste strutture hanno potuto offrire in questa situazione di emergenza, non è stata migliore di quella di altre realtà locali che ritenevamo più arretrate rispetto alle nostre.

In  conclusione crediamo che i motivi della scadente performance  ottenuta nel contenimento del contagio all’interno dei CRA modenesi, siano riconducibili fondamentalmente a due:

  • da un lato le carenze organizzative e strutturali di queste residenze che presentavano  troppi operatori non stabilizzati, impreparati (non per colpa loro) e spesso senza una adeguata conoscenza della lingua italiana;
  • dall’altro l’inadeguatezza del Comune per quanto riguarda:

1) la fornitura di dispositivi di protezione individuali ADEGUATI alla delicatezza di queste strutture

   (fornitura per le quali si è trovato inspiegabilmente impreparato)

2) l’assicurazione di efficienti filtri per l’accesso alla strutture di figure esterne

3) l’esecuzione dei tamponi, verso i quali ha mostrato un’inflessibile opposizione.

Siamo convinti che, al di là delle responsabilità che saranno eventualmente accertate dalla magistratura, il modello fin qui seguito abbia la necessità di essere profondamente rivisto per essere più ospite-centrico, a costo anche di riprendere a fornire prestazioni dirette da parte degli enti locali.


Giovanni Bertoldi

Caterina Bedostri