04 May

Premesso che: 

- il Piano nazionale di ripresa e resilienza mette a disposizione delle regioni per interventi sulla sanità oltre 8 miliardi di euro, di cui più di 500 milioni di euro per la regione Emilia Romagna; 

- alla sanità modenese sono destinate risorse per 47 milioni di euro (dati della CTSS); 

- questi investimenti serviranno per potenziare la rete sanitaria territoriale, per l’upgrade tecnologico e digitale e per opere di messa in sicurezza antisismica degli ospedali; 

- è prevista la riforma del sistema sanitario territoriale, che ha il suo perno strutturale nelle Case della Salute e negli Ospedali di Comunità. Tale riforma definisce un nuovo modello organizzativo per la rete di assistenza primaria, individua standard strutturali, tecnologici e organizzativi uniformi su tutto il territorio, promuove un nuovo assetto per la prevenzione in ambito sanitario ambientale e clinico ed è un passo concreto per il superamento delle diseguaglianze. 

Sottolineato che: 

- i tempi per la presentazione dei progetti, per le gare d’appalto di affidamento delle opere e la loro ultimazione sono molto ristretti e inderogabili; 

- molte opere sono già state pianificate (l’adeguamento sismico e il rifacimento di alcune parti del Policlinico di Modena, il potenziamento della rete delle Case della Salute e degli Ospedali di Comunità, la costruzione dell’Hospice di Baggiovara, ecc.); 

- le necessità di adeguamento tecnologico che prevedono l’acquisto e la messa in esercizio di attrezzature sanitarie avanzate per diagnostica per immagini (TC, PET, RNM, ecografi evoluti, ecc.), per altre tipologie diagnostiche e per terapie sofisticate (ad esempio i robot chirurgici) sono già abbastanza chiare. 

Considerato che: 

- la sanità modenese ha già fallito palesemente la programmazione sanitaria se nel 2021 il disavanzo nei conti della sanità modenese è stato di oltre 37 milioni di euro; 

- anche la programmazione regionale ha avuto un deficit importante, con un buco stimato intorno al mezzo milione di euro; 

- la gestione negativa sul piano finanziario ha comportato una gestione negativa anche sul piano dell’efficienza delle risposta sanitaria con tempi di attesa infiniti per esami e prestazioni sanitarie, con situazioni di affanno nella risposta al Covid da parte dell’ASL, con livelli di insoddisfazione crescenti a livello dell’utenza e degli operatori; 

- la autoreferenzialità di chi ha gestito politicamente la sanità locale ha impedito un sereno e franco confronto con i vari stakeholder e una vera interlocuzione con i protagonisti della sanità (ordini professionali sanitari, sindacati dei sanitari e società scientifiche): in pratica non si è riusciti a realizzare un confronto continuo e franco con chi vive la sanità tutti giorni; 

- il modo in cui verranno spese queste risorse determineranno la qualità della sanità modenese dei prossimi 20 anni, perché è improbabile che nel breve, medio o lungo termine avremo un’occasione di investimento analoga; 

- a fronte di investimenti cospicui che sono previsti sia per nuove strutture, sia per attrezzature tecnologicamente avanzate, manca un vero e proprio piano di spesa per la gestione; 

- non dobbiamo dimenticare, infatti, che la spesa per la sanità pubblica si è contratta negli ultimi anni e sembra destinata a ridursi ulteriormente (l’unica spesa in netto aumento prevista è quella militare); 

- in caso di riduzione delle disponibilità di risorse per la gestione, le nuove strutture programmate, saranno sostenibili? Sono stati fatti dei piani di spesa? Quanto ci costerà annualmente l’Hospice? Quanto l’Ospedale di Comunità? Quanto le Case della Salute? A fronte di quali risparmi stimati? 

- è inteso che nessuno in via di principio è contrario a queste realizzazioni, perché in questa Consiliatura tutte le forze politiche si sono sempre dichiarate di voler assicurare ai nostri cittadini un sistema sanitario pubblico di qualità; 

- nello stesso tempo è indispensabile che gli investimenti previsti, abbiano costi e livelli di organizzazione modulabili a seconda di differenti contesti economici e delle disponibilità di personale che eventualmente si prospetteranno. Perché il rischio è che alla fine, a fronte di conti che non tornano o di difficoltà organizzative, le amministrazioni siano indotte a cedere le strutture sanitarie ai privati (penso soprattutto alle compagnie assicurative che sono sempre più interessate a svolgere un ruolo di primo piano nel mondo sanitario), che potrebbero arrivare a gestire strutture sanitarie di qualità costruite con fondi pubblici. E’ la fine che hanno già fatto tante altre strutture delle amministrazione pubbliche locali (vedi RSA, scuole, ecc.), che vengono sempre più spesso date in gestione a privati e a volte anche vendute. Paradossalmente proprio l’eccessiva implementazione di certi investimenti e progetti troppo ambiziosi, accompagnandosi a costi non sostenibili, potrebbe mettere in difficoltà il nostro sistema sanitario universalistico, che garantisce una copertura universale ai cittadini e che rispetta il diritto di assicurare un buono stato di salute a tutta la popolazione. 


IL CONSIGLIO COMUNALE IMPEGNA IL SINDACO, ANCHE IN QUALITÀ DI MASSIMA AUTORITÀ SANITARIA LOCALE E COME PRESIDENTE DELLA CONFERENZA TERRITORIALE SOCIALE E SANITARIA, E LA GIUNTA, DI CONCERTO CON L’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA, DELL’ASL E DELLA REGIONE EMILIA ROMAGNA: 

- a predisporre un piano economico preciso sulla gestione a regime dei progetti pianificati per il PNRR; 

- a prevedere scenari di impatto economici diversi o con minore personale a disposizione di quello previsto e vedere se tali progetti possono essere sostenibili, anche rimodulando la quantità di servizi e il numero di prestazioni erogate, evitando di fare ricadere, come spesso avviene in questi casi, le conseguenze delle difficoltà gestionali soprattutto sul personale sanitario;

- ad adoperarsi perché gli investimenti pubblici in sanità restino in gestione all’ente pubblico e non finiscano nel mirino dei privati a fronte di eventuali difficoltà di reperimento delle risorse; 

- prevedere tavoli aperti di collaborazione vera con tutti i protagonisti del mondo sanitario, anche per quanto riguarda la pianificazione e l’analisi delle necessità territoriali; 

- a soddisfare con investimenti specifici anche le richieste, previste in progressivo aumento, di terapie psichiatriche; 

- a incentivare Modena come polo di ricerca e innovazione a livello scientifico e biomedico, anche per i vantaggi che ne potrebbe ricavare il distretto industriale biomedicale di Mirandola (che è considerato il più importante del settore in Europa); 

- ad aumentare il numero di figure professionali necessarie per la massima efficienza sanitaria del nostro territorio, implementando l’offerta formativa ed aumentando l’attrattività di Modena per figure professionali con elevante competenza. 


Giovanni Bertoldi 

Alberto Bosi 

Barbara Moretti 

Stefano Prampolini 

Luigia Santoro